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14 ottobre 2014

Seconda conferenza internazionale sulla mokuhanga: giorno 1

l'imponente manifesto della conferenza

No, non mi sono persa di nuovo, è che gli ultimi giorni sono stati un po' difficili, per motivi per cui non starò a tediarvi, e mi sono trovata a rimandare e rimandare questi post sulla conferenza perché non volevo associare i bei ricordi di Tokyo a un momento francamente un po' triste.. e non volevo neanche scrivere con un umore nero.. ma purtroppo il "momento" rimane quel che è, e tra un po' non è che avrà molto senso parlarvi ancora della conferenza che a conti fatti è terminata esattamente un mese fa.


il librone programma della conferenza principale e il suo fratellino degli eventi satellite


Dunque senza più esitazioni eccomi a scrivere della seconda conferenza internazionale sulla Mokuhanga: il primo giorno ad essere sinceri non c'era previsto molto, giusto la registrazione e il party introduttivo la sera, ma la cosa si è poi rivelata un gran vantaggio e vi spiegherò il perché.

Innanzitutto quest'anno la conferenza, rispetto a quella di Kyoto 3 anni fa, è stata divisa in due, con il "Main" program situato negli spazi dell'università delle arti di Tokyo Geidai e il "Satellite" presso il nuovo complesso artistico 331 Arts Chiyoda. Le due sedi sono entrambe in zona Ueno ma non esattamente vicinissime, e infatti una provvidenziale navetta è stata prevista per collegarle durante i giorni più pieni.


paper fair trade al 331 Arts Chiyoda


Nella sede di Geidai sono stati programmati gli eventi principali, workshop e dimostrazioni oltre a tutte le "letture" proposte da artisti e studiosi, mentre la sede del 331 Arts Chiyoda accoglieva la Trade Fair dove si potevano effettuare acquisti di carte e altri materiali, oltre ad un programma collaterale e una serie di mostre particolarmente interessanti.

Ma andiamo un passo alla volta. L'accreditamento iniziava alle 12 nella sede di Geidai, io e la mia cara amica Linda avevamo deciso di trovarci lì, ci siamo accreditate e abbiamo iniziato a sbirciare nella "sporta delle meraviglie" che ci era appena stata consegnata e che conteneva, oltre ai due libroni che vedete in foto, un bel pacchetto di campioni di carta Awagami, qualche cartina e vari inviti a mostre ed esposizioni in giro per Tokyo; super contente del nostro piccolo tesoro dopo un pranzo veloce abbiamo deciso di dirigerci direttamente verso il 331 Arts per dare un'occhiata alla fiera e soprattutto ai fornitori di carta. 
Due parole veloci sullo spazio del 331 Arts vale la pena spenderle: una ex scuola convertita a spazio espositivo e uffici-studi artistici, io avevo avuto la fortuna di visitarla due anni fa nei primi giorni della residenza a Tokyo (e poi Kawaguchi), perché qui c'è la sede del CfShe e del MiLab e l'ufficio di Keiko-san, mente e  anima della residenza; al tempo la struttura era ancora incompleta se non per qualche ufficio e qualche piccola esposizione e in questo breve periodo è diventata totalmente operativa e soprattutto vitalissima e fulcro di progetti molto belli e vari. 


il modo migliore per far capire la qualità delle diverse carte (oltre che provarle personalmente) è osservare i campioni stampati!! questo e altri espositori si sono rivelati utilissimi!


A questo punto meno male che la prima giornata era appunto scarna di appuntamenti perché dal giorno successivo il tempo materiale per fare acquisti in fiera si sarebbe rivelato quasi nullo mentre la varietà di carte e produttori era veramente interessante e amplia.


lo stand del Japanese Paper Place anche loro con campioni di carta già stampati


Innanzi tutto c'erano alcuni rivenditori internazionali come il Japanese Paper Place, rivenditore anche online di carte washi di tutti i tipi con un bel ventaglio di carte "vintage" o il Paper Connection International, anche questo negozio online con una bella selezione di washi: e poi molto produttori o rivenditori Giapponesi con una scelta davvero di qualità e interessante.  Io volevo comprare qualche campione da provare (al momento mi sto trovando molto bene con la mia Mawata light e ne avevo fatto una bella scorta, ma ho capito con le carte giapponesi fatte a mano meglio non abituarsi ad usarne solo un tipo non si sa mai per quanto e in che quantità saranno disponibili sul mercato) e la scelta che sembrava impossibile si è rivelata facilitata da due fattori: la possibilità di dialogare in inglese e il fatto di poter eventualmente effettuare acquisti dall'Italia. Esclusi a questo punto a malincuore diversi stand sono stata relativamente morigerata ed ho acquistato 3 o 4 tipi diversi di carta che sono ancora impacchettati e in attesa di essere provati. 



Nancy Jacobi del Japanese Paper Place mostra un esempio delle meraviglie che si possono fare con la carta washi


Se la fiera per quando riguarda la carta (che è comunque la cosa più importante nella stampa giapponese e dunque condivido pienamente la scelta dell'organizzazione) era una gioia, la parte restante dedicata a strumenti e colori è stata un po' deludente. Di qualche interesse una dimostrazione a cura della Holbein, famosa marca di colori giapponese che pare abbia inventato un pigmento liquido apposta per la mokuhanga, particolarmente intenso e da usare anche con la carta asciutta, ma al momento introvabile al di fuori del Giappone e dunque relativamente non troppo interessante per me, e poi qualche strumento per intagliare e stampare abbastanza "base".


dimostrazione di stampa con pigmenti liquidi Holbein


Il pomeriggio è semplicemente volato guardando campioni, facendo il calcolo di cosa acquistare e incontrando e reincontrando gente nuova, e ci siamo ritrovati di fretta e sotto un'acquazzone mai visto a tornare a Geidai per il party iniziale, a completamento di una giornata intensa e bellissima. 

Ma la conferenza vera e propria comincerà il giorno dopo con dimostrazioni davvero interessanti quindi vi do appuntamento al prossimo post!

9 ottobre 2012

un workshop e poche foto

locandina che pubblicizza la residency negli uffici del CfSHE
Come potete leggere dal titolo del post la giornata di oggi è cominciata con una notizia non proprio bellissima; dal momento che la nostra residency è completamente finanziata dal governo giapponese, i diritti delle immagini delle giornate "ufficiali" sono ad uso esclusivo del MI-LAB per cui sebbene io abbia potuto fare moltissime foto non mi è possibile postarle qui: le uniche  che credo di poter postare senza problemi sono quelle del mio hangito prima e dopo il trattamento di affilatura e temo dovrete accontentarvi di quelle.

E non so dirvi quanto sia un peccato perché il workshop è stato incredibilmente interessante.. eravamo tutti contenti di avere l'occasione di poter affilare i nostri coltelli prima di iniziare a lavorare a Kawaguchi, ma nessuno davvero si aspettava fino a che punto la giornata di oggi sarebbe stata utile!

il mio hangito prima del "trattamento"
Il nostro maestro, Sekioka sensei, è stato incredibilmente paziente e attento prima a spiegarci tutti i passaggi e poi a visionare il nostro lavoro.. ma cominciamo dal principio; dopo le presentazioni e la visione di alcuni dei blocchi intagliati dal maestro che è intagliatore di professione, è cominciata la spiegazione sull'affilatura dell'hangito, il coltello che si usa per l'intaglio di tutte le linee nella xilografia giapponese: è il coltello più importante e la sua buona affilatura è indispensabile per ottenere le linee sottili e fluide tipiche di questa tecnica.

il mio hangito viene curvato con una pinza per facilitare l'affilatura
Si comincia estraendo parzialmente la lama dal manico, in modo che sporga più del normale, e poi con delle pinze la lama viene leggermente piegata come da foto sopra: questo servirà quando andremo ad affilare la parte piatto dell' hangito che è (abbiamo scoperto oggi) importantissima.
Vengono poi utilizzate in serie tre wet stones (pietre naturali che vanno usate dopo immersione in acqua) con grammatura diversa, dalla più "rozza" (arato) passando per una media (nakato che abbiamo scoperto essere circa #1200) fino alla più fine (shiageto) al tatto liscia come il marmo.

dopo il passaggio alla pietra più grezza da parte di Sekioka sensei
La prima pietra non si usa tutte le volte che si affilano i coltelli, ma solo quando è necessario ripristinare una lama perché la punta è smussata o perché, come nel caso di tutti noi, a forza di affilature errate la forma non è quella giusta!

Una volta ritrovata la giusta forma della lama si utilizzano di seguito le pietre media e fine da entrambi i lati della lama fino ad ottenere una affilatura perfetta. Mentre osservavamo il maestro ci rendevamo conto che non si trattava di cosa facile..lo strumento va impugnato in modo diverso a seconda che si stia affilando la parte anteriore o posteriore e bisogna tenere sempre la giusta angolazione della lama, ma quando abbiamo provato noi stessi ci siamo resi conto che la cosa era ancora più complicata di quanto pensassimo!
Se il lavoro è stato fatto bene, alla fine la lama è fin troppo affilata e potrebbe rompersi facilmente per cui si effettua un'operazione chiamata kogire in cui la punta viene passata ancora 2 volte sulla pietra fine per smussarla leggermente.

finito! fronte...
e retro
Dopo vari tentativi siamo tutti riusciti ad affilare ognuno il proprio hangito, e abbiamo assistito alla affilatura delle altre tipologie di strumenti.
La giornata è finita troppo in fretta, tra una tazza di te' e un dolcetto a parlare ancora di stampe, e ammirare il lavoro di Sekioka sensei, che ha dimostrato di nuovo la sua generosità e disponibilità rispondendo alle nostre mille domande; non è possibile ringraziare abbastanza Keiko san che è stata davvero instancabile e ha tradotto pazientemente tutto quello che veniva detto da entrambe le parti!

Domani conferenza con presentazione dei nostri lavori (e di noi stessi con annesso piccolo discorso!) quindi temo di nuovo niente foto.. speriamo tutti che in Kawaguchi si possano almeno condividere le foto del lavoro nello studio!

29 agosto 2012

come ricominciare senza stress?


Va bene non esageriamo, da quando ho lasciato il mio vecchio lavoro lo stress quello vero non so più cosa sia, però ogni tanto ci sono quelle cose che vorrei davvero evitare di fare, e se ci fosse qualcuno a disposizione per farle al mio posto sarei molto più contenta.

Da quando ho comprato il mio bel baren lo scorso anno a Kyoto o più precisamente dalla dimostrazione su come si costruisce e ripara un baren del maestro Hideiko Goto, ho avuto il terrore del momento in cui avrei dovuto cambiarne la copertura.


Ecco, il momento era decisamente arrivato; come potete vedere la foglia di bambù era davvero usurata e c'era anche una bella crepa e con il tempo se non avessi provveduto si sarebbe rovinato il "cuore" di corda intrecciata.

E in vista delle stampe che sto preparando per l'esibizione a Tokyo (siete curiosi? vi parlerò della residency e di tutto quel che comporta nel prossimo post ma voglio prepararlo per benino : )) non c'era altro da fare che rimboccarsi le maniche, fare un bel sospiro e cominciare.


Intanto senza il favoloso tutorial online di David Bull non penso sarei stata in grado.. ci sono moltissimi consigli utili nonché foto passo per passo. Ciò nonostante la prima volta è stato comunque traumatico, e ancora più difficile di quanto pensassi (senza contare che ci va una discreta prestanza fisica, e adesso ho le spalle che mi fanno male!).. però ci sono degli errori che di sicuro non farò mai più, come usare troppo olio di camelia per idratare la foglia visto che poi "l'arrotolamento" risulta davvero difficilissimo, oppure mettersi a fare le foto a metà della procedura (e a questo proposito la prossima volta aspetto che il marito sia in casa che una mano in più fa decisamente comodo)...

la prima volta ci si arrangia come si può e la molletta da bucato è tornata utile!

... o verificare che il bel cordino di canapa scelto per legare la foglia sia resistente e non si rompa (due volte!) mentre lo lego evitando quindi di doversi alzare a prendere lo spago da cucina nel bel mezzo del processo finale più delicato.

Ma va beh, come si dice sbagliando si impara e adesso sono già preparata per la prossima volta. Spero che in Giappone sia comunque contemplata una lezioncina di "arrotolamento baren", ma dal programma che ci hanno inviato al momento non sembra.

Vi lascio con una foto del capolavoro finale..va beh non proprio capolavoro, ma come primo esperimento forse mi aspettavo anche peggio..
A presto!


6 giugno 2012

aggiornamento blog


da oggi trovate nella barra in alto una pagina in più "come nasce una stampa", in cui riassumo passo dopo passo come viene creata una mia stampa mokuhanga.

Spero vi piaccia!
A presto.

9 maggio 2012

continuiamo a parlare di packaging


Allora, eravamo rimasti alla mia ultima mania e cioè "creare" un modo carino e simpatico per impacchettare e far visionare le stampe. E dal momento che io sono di gusti difficili e non ho ancora trovato la "busta perfetta" mi sono messa a farmele da sola. 
Risultato carino, ma decisamente mancava qualcosa, da qui l'idea di fare delle piccole stampe da incollare sulle buste per renderle un po' più personalizzate.

Le scritte sono realizzate con un pennarello da calligrafia, e per ottenere lo stesso risultato anche nella stampa finale, ho pensato di utilizzare il vero metodo tradizionale giapponese che prevede di incollare il foglio con il disegno originale direttamente sul blocco di legno da intagliare.
Per cui dopo aver ideato il disegno, l'ho riportato su della carta leggerissima (la Kozo natural di Intaglio che solitamente utilizzo come proofing paper)...


... e incollato con della pasta nori sul blocco di legno a testa in giù:


Dopo aver aspettato qualche ora affinché la colla si asciugasse perfettamente ho iniziato a intagliare:


La tecnica è divertente anche se essendo la prima volta non sono riuscita a stendere uniformemente la colla e in qualche punto il foglio con il disegno si staccava (fortunamanente non in punti cruciali!).
Adesso mi manca solo la parte finale con l'indirizzo email e potete immaginare che me la sto prendendo molto ma molto con calma : )

Alla prossima volta per il risultato finito!

5 aprile 2012

lezione numero 1


Ed eccomi qui, dopo una giornata di riposo pronta a riordinare le idee dopo i due giorni, per un totale di 4 "lezioni-dimostrazioni" di mokuhanga fatti per gli allievi del mio caro maestro Vinicio.

Da dove cominciare? Innanzi tutto mi sono divertita tantissimo, mi sono accorta che parlare della mokuhanga mi esalta al di là di ogni timidezza e non mi stancherei mai di farlo, infatti avrei dovuto fare due lezioni in continuato dalle 17.00 alle 19.00 ma a furia di chiaccherare abbiamo tirato molto lungo fino alle 20.00 tutti e due i giorni.
E' stato bello vedere le diverse reazione degli "allievi", chi più chi meno incuriosito, chi dagli attrezzi, chi dalla stampa e chi dall'intaglio. Tutti sono stati molto carini e (apparentemente : )) interessati.

E ora veniamo alla lezione in sè: ho incominciato facendo una piccolissima introduzione sulla mokuhanga e sugli ukiyo-e, sul mio percorso e come quasi per caso mi sono trovata a fare un corso senza quasi sapere di cosa si trattasse; poi dopo qualche immagine di Hokusai, Hiroshige e Utamaro ho fatto vedere i miei lavori (eh eh mossa sbagliatissima dopo quei capolavori ma va beh!). A questo punto i 10 minuti introduttivi erano diventati quasi 40 e io dovevo ancora fare vedere le cose "pratiche": quindi dimostrazione veloce di intaglio con presentazione degli attrezzi e poi stampa di questa qui.
Unica nota un po' negativa, l'effettiva difficoltà di reperire molti materiali qui da noi in Italia (io ormai ho strumenti e altro ma per la carta e il legno continuo ad affidarmi a internet) ha forse "spaventato" un po', ma ho cercato di spiegare che per cominciare basta davvero molto poco!

Qui sotto la "disorganizzazione" del mio tavolo...



.. e piccola panoramica della parte dello studio dedicato all'incisione:



Per finire con sorpresona (con tanto di applauso che vergogna : )), Vinicio mi ha lasciato come ricordo una sua bellissima incisione all'acquaforte.


Che dire, è stato davvero davvero bello e non vedo l'ora di poter rifare qualcosa del genere!!
E ora tanti, tantissimi auguri a tutti, ci si sente dopo Pasqua!

16 gennaio 2012

I love shopping - 2

Ed eccovi l'attesissima : ) seconda parte! 
Buona lettura.


Dopo tutti gli acquisti "indispensabili" della scorsa puntata oggi parliamo di assolute frivolezze: per prima cosa mi sono regalata dei bellissimi bigliettini da visita! Sto letteralmente impazzendo per moo: il sito è facilissimo da usare, relativamente economico (relativamente perché la tipografia dove sono andata fin'ora costa meno, ma la qualità è tutta un'altra cosa e questi sono fronte retro) e con un sacco di idee simpatiche. Oltre ai biglietti mi sono anche fatta fare uno sticker book con la mia coccinella da utilizzare per incartare le stampe (e poi non ho resistito e a Natale le ho usate per tutti i regali). Io ho scelto i biglietti in carta riciclata, che sono opachi e molto belli. Altra cosa bellissima di moo, come potete vedere dalla foto, è che potete scegliere tantissime immagini diverse per i vostri biglietti (mentre il retro con le scritte rimane unico per tutti) senza alcun costo aggiuntivo. A me piace un sacco sfoggiare i miei bigliettini diversi e far scegliere al diretto interessato quello che piace di più.



Infine due libri:


L'ultimo acquisto in ordine temporale che risale a qualche giorno fa, in brevissima vacanza a Londra non poteva mancare una visita da Intaglio, e sfogliando tra i libri di stampa sono incappata in "Wood engraving" di Simon Brett. Beh è da un po' che vorrei provare il wood engraving (e se qualcuno è a conoscenza di corsi o workshop ogni consiglio è ben accetto) per cui mi sono decisa a comprare un libro (che vi devo dire, c'è un qualcosa dentro di me che mi proibisce di sentirmi in colpa quando acquisto libri rispetto a tutto il resto, il che non è proprio un bene ma va beh). 


Non l'ho ancora letto tutto, ma mi sembra davvero ben fatto, strumenti tecniche e soprattutto "filosofia" della tecnica. Le premesse sono insomma molto buone. Se siete curiosi anche voi di sapere qualcosa di più su questa tecnica potete visitare il sito della Society of Wood Engravers.


E infine Hokusai Manga, anche questo l'avevo già puntato a Kyoto, in un'edizione completamente diversa, formato manga appunto e in due volumi, ma il budget era già stato sforato e non ho avuto il coraggio di fare un'altro prelievo solo per quello. Dunque quando ho visto l'edizione italiana l'ho subito messo nella mia wish list libresca.


Che dire... lo consiglio vivamente, gli schizzi di Hokusai sono incredibilmente belli e freschi e forse l'edizione italiana è un po' ridondante con gli ingrandimenti in inchiostro rosso (senza i quali il libro sarebbe forse spesso un terzo di quello che è) però sfogliatelo se lo trovate in giro e vi assicuro che ve ne innamorerete.
A proposito del libro e della sua bella introduzione vi lascio con l'haiku scritto da Hokusai poco prima di morire e che trovo assolutamente meraviglioso:

"Anche se da fantasma
me ne andrò per diletto
sui prati estivi"


( e ancora qualche immagine)




13 gennaio 2012

I love shopping -1


Questo post era nelle mie bozze da novembre, avevo programmato di scriverlo dopo essere incappata in della nuova carta giapponese, e volevo parlarne appena provata, ma poi tra una cosa e l'altra è rimasto in sospeso, per cui a questo punto perché non parlarvi anche degli altri acquisti più o meno inerenti alla mokuhanga effettuati in questi mesi, mi sono detta.
[alla fine ho diviso il post in due parti perché era davvero un po' troppo kilometrico]

Una premessa però va fatta soprattutto per i siti come McClain, Schleiper (o Intaglio anche se qui non ne parlo). Quando ho iniziato a sperimentare con la Mokuhanga mi sono francamente trovata un po' spaesata, un po' avevo fatto un corso di soli due giorni (che è pochissimo) ma soprattutto tornata in Italia mi sono resa conto che la tecnica era abbastanza sconosciuta e dalle mie parti a Torino non sono riuscita a trovare nessun materiale adattabile a quelli utilizzati durante il corsi, né pennelli, né carta, né coltelli, forse ancora ancora il compensato tradizionale per fare le primissime prove, ma per il resto davvero il deserto. Quando poi ho fatto il secondo corso a Montefiore, speravo di tornare piena di indirizzi e consigli di negozi e altro, ma essendo l'insegnante inglese ovviamente ci sono stati consigliati gli stessi negozi online. Questo per dire che al momento la situazione è invariata, e che i "consigli" che do' in fatto di acquisti sono dettati più dal mio spaesamento iniziale immaginando che qualcuno che voglia cominciare non sapendo proprio da che parte girarsi possa trovare qualche informazione utile, tutto qui. Poi aspetto con ansia il giorno che qualcuno più bravo e con più esperienza di me abbia voglia di fermarsi da queste parti a darmi qualche consiglio in più!


Parentesi a parte cominciamo allora proprio dalla carta e dal viaggio a Kyoto e dalla product fair, dove una gentilissima signorina distribuiva depliant e campioni di washi delle cartiere Awagami, e potete immaginare che l'entusiasmo provato con la scoperta che i gentili signori parlavano inglese (con annesso sito tradotto) e spedivano in quasi tutto il mondo, si è completamente spento con la realizzazione che il quasi non comprendeva l'Italia : ((
Mi ero messa quindi il cuore in pace, quando appunto a novembre sono "incappata" in questo negozio belga che si chiama Schleiper con tanto di sito internet (appena aggiunto a lato nella barra dei link) e possibilità di acquistare in tutta Europa. E con una incredibile scelta di carta tra cui quella Awagami appunto. Presa dall'entusiasmo ne ho acquistati subito 3 tipi, Shunsetsu, Kanoko e Okawara student. La mia preferita al momento è decisamente la Kanoko, la Shunsetsu è un po' troppo leggera, nel caso di stampe con più di 5 passaggi di colore è necessario fare asciugare la stampa a metà e poi inumidire di nuovo il foglio per evitare imbarcamenti o pieghe.


La Kanoko è una discreta carta, già preparata con la colla (sized) e mi ci sto trovando bene, sicuramente rispetto all'Hosho pad che usavo prima è completamente un'altro mondo (tant'è che l'Hosho non riesco più ad usarlo se non per fare le prove quando si parla di abituarsi troppo in fretta), considerate comunque che è ancora abbastanza leggera, solo 58 g/mq, ma per il momento a me va benissimo; la Okawara non è male anzi, ma costa un po' di più (cioè un foglio ha più o meno lo stesso prezzo della Kanoko ma è molto più piccolo). Per gli esperti aggiungo che essendo all'inizio e avendo un budget abbastanza ristretto mi sono limitata alle carte più economiche, ma c'è moltissima scelta (volendo si può arrivare a spendere anche sui 20 euro a foglio!)
Per quanto riguarda il servizio internet c'è da dire che rispetto ad altri siti di stampo anglosassone (tipo Intaglio e McClain) sono un po' meno efficienti a rispondere a domande o informazioni varie, e anche un po' lenti per la preparazione degli ordini, ma fin'ora mi sono trovata bene e l'imballaggio della merce è ottimo e a prova di qualsiasi corriere.


Il secondo acquisto rilevante prenatalizio è stato da McClain: avevo quasi finito lo Shina e volevo regalarmi qualche pennello, e allora ho pensato perché no, di aggiungere la famosa Dragon skin (che Paul mi aveva detto essere indispensabile per ripristinare i pennelli e che è decisamente più ambientalmente corretta rispetto alla tradizionale pelle di squalo) e qualche foglia di takenokawa visto  che il mio baren inizia a dare segni di cedimento. Su consiglio letto sul blog di Annie ne ho prese 3 sperando che bastino per il primo cambio che prevedo molto traumatico!
Su McClain che dire... sono perfetti, tantissima scelta di materiali, velocissimi nella preparazione dell'ordine (che tra l'altro non viene ufficializzato subito, si fa l'ordine online, si aspetta l'email con il costo della spedizione in base a peso e luogo di destinazione e solo dopo vostra conferma vi spediscono il tutto) e rapidissimi a rispondere a domande e info, peccato che arrivando tutto dall'America ci sia una bella batosta di dazi doganali al momento del ritiro (e peccato anche che il mio pacco ci ha messo 5 giorni per arrivare dal magazzino McClain all' Italia per poi rimanere fermo alla dogana a Milano per 2 settimane.. no comment). Per cui se qualcuno sapesse dove reperire i blocchi all Shina 9mm è pregatissimo di lasciare suggerimenti : )

Per il resto dovrete aspettare il prossimo post!
A prestissimo.


13 dicembre 2011

regali di natale.. in anticipo


Quest'anno Babbo Natale è arrivato con discreto anticipo con un meraviglioso dono che desideravo tantissimo.. fin dal primo corso con Paul e poi dal viaggio a Kyoto dove l'avevo adocchiato alla product fair (ma lì ero già andata ben oltre il budget previsto)... e finalmente eccolo! tutto mio!

Il bellissimo sprayer Delhia sogno di ogni stampatore feticista come me... e da specificare feticista perché in verità è un oggetto facilmente sostituibile con un normale diffusore, ma appunto bellissimo e con una vaporizzazione perfetta e costante che rende le cose molto più semplici e divertenti.

Del resto anche Paul all'ultimo corso aveva detto, parlando proprio del proprio spruzzino, che ci sono alcuni oggetti che non sono prettamente indispensabili, ma che visto che li si usa tutti i giorni per lui è  piacevole utilizzare un oggetto bello di per sé... e non potrei essere più d'accordo! (e se poi si tratta di un regalo almeno la coscienza è a posto : ))


Ps se c'è qualcuno che vuole divertirsi a "decifrare" il foglietto di istruzioni in giapponese è ovviamente più che benvenuto!


17 ottobre 2011

per cominciare (o di quel che serve per)

Di recente mi sono trovata a dover fare per un'amica una lista sui materiali, ridotti al minimo minimo, necessari per cominciare a sperimentare con la mokuhanga, mi sembrava carino e interessante condividere la cosa con voi e dare qualche suggerimento a chi fosse interessato.
Premesso che un piccolo investimento va fatto (almeno per la carta e per il baren per cui non ho ancora trovato nessun possibile sostituto) sul resto degli strumenti si può risparmiare parecchio, e in alcuni casi con un po' di ingegno si possono trovare comode alternative disponibili sul mercato italiano.
Seconda premessa, fin'ora io purtroppo non sono riuscita a trovare nessuna di queste cose in Italia (a parte appunto le alternative di cui parlerò tra poco) per questo i negozi che consiglierò sono tutti stranieri e online. Se qualcuno fosse a conoscenza di negozi, online e non (preferibilmente in provincia di Torino grazie : )) è assolutamente pregato di segnalarli, anche perché al contrario di ciò che alcuni malfidati potrebbero pensare non prendo tangenti da Intaglio o McClains e anch'io ci terrei a risparmiare un po' sui miei acquisti di legno e carta.

Allora cominciamo:

Baren: sebbene gli stampatori duri e puri sostengano ce ne vadano di diversi a seconda della "durezza" e forza nella stampa, per cominciare ne basta decisamente uno. Ma per favore evitate quelli davvero super economici (su Intaglio ne trovate uno che costa davvero pochi euro ma quella specie di dischetto di plastica, con cui tra l'altro ho cominciato a stampare io, non dovrebbe essere autorizzato a portare il nome di baren). Con un "piccolo" investimento di una trentina di euro potete acquistare il baren ideato dall'artista Akira Kurosaki, fatto in PVC con comodi dischi sostituibili quando sono troppo usurati. Disponibile sia su Intaglio che McClain.
Tra l'altro se poi decidete che la xilo giapponese dopotutto non fa per voi il baren lo potete utilizzare anche per la xilo tradizionale o per la linocut!


Coltelli: sebbene per esperienza personale abbia potuto constatare che dei buoni coltelli giapponesi ti cambiano la vita, questi sono anche ben ben cari. Per cui prima di spendere soldi per poi magari cambiare tecnica dopo una settimana vale la pena cominciare con l'economico kit che tra l'altro viene spesso usato in tutti corsi e di cui avevo già parlato alla fine di questo post qui. Questo lo trovate su Intaglio (non c'è in catalogo ma potete ordinarlo chiedendo dell' inexpensive tool kit) per neanche una quindicina di euro. Unico problemino, per i mancini l'hangito ha una lama particolare per cui in questo caso tocca acquistarlo apposta (calcolate ahimè almeno una trentina di euro e specificate che lo volete per lefthanded). Altra soluzione se avete già delle sgorbie per xilo tradizionale o sapete dove acquistarle a poco prezzo è di comprare solo l'hangito (che quello non ha equivalente negli attrezzi tradizionali) oppure provare con gli strumenti che avete e se proprio vi piace fare l'acquisto in seguito.





Carta: anche qui come per il baren trovare un'equivalente tra le carte tradizionali è difficile. Quelle da incisione tradizionale sono troppo spesse e risulta molto difficile ottenere buoni risultati. Quelle più sottili non resistono facilmente all'umidità e alla pressione del baren. Per cominciare va benissimo l'Hosho Pad di cui ho già parlato, per una quindicina di euro avrete un bel blocchetto che vi durerà un bel po' (io continuo a usarlo e mi trovo abbastanza bene)


Pennelli per inchiostrare: quelli della foto sono quelli abbastanza economici di Intaglio nelle 3 misure disponibili, mentre su McClains ne trovate di molto più belli e ovviamente più cari. Ma buone notizie, i pennelli si possono sostituire abbastanza decentemente utilizzando dei normalissimi pennelli per stencil oppure ancora meglio tagliando secondo grandezze necessarie delle spazzole da scarpe (possibilmente non usate : )) meglio se in pelo di cavallo.


Pennello per bagnare la carta: di questo ne basta uno ma non saprei davvero con cosa sostituirlo, del  resto lasciamo perdere i bellissimi e carissimi originali giapponesi e accontentiamoci di questo che costa una decina di euro.


Pietra per affilare: non c'è scampo, dopo un po' che utilizzate i vostri strumenti dovrete rassegnarvi e affilarli. Se proprio volete spendere un po' di soldini potete acquistare una wetstone giapponese per 25 euro grossomodo, altrimenti perché non usare della buona e vecchia carta vetro? in varie granature fino alla più fine che possiate trovare, utilizzatela con qualche goccia di acqua come usereste la pietra giapponese e il trucco è fatto, e se subito non riuscite a riportare le vostre lame allo splendore di quando le avete comprate rassegnatevi, ci va un po' di pratica : )

Colla Nori: questa specie di pasta trasparente va dosata con il colore sul blocco e sparsa con i pennelli sullo stesso. Aiuta la carta a rimanere "incollata" sul blocco mentre si stampa con il baren (e sì fregate fin che volete ma nessun problema la carta non si muove) oltre che a fissare il colore sulla carta. Si può sostituire con colla da parati (non è proprio la stessa cosa ma come già detto, per cominciare...) oppure potete provare a farvela da voi seguendo la ricettina dell'artista stampatrice Laura Boswell. Io è da un po' che voglio provare ma l'idea che la pasta non si conservi a lungo fin'ora mi ha un po' dissuaso e per ora continuo a usare la mia Nori Paste originale.


Legno: quasi me lo dimentivavo! Per cominciare provate ad usare del normalissimo compensato (spessore meglio almeno 5 mm altrimenti si imbarca troppo); considerate che non potrete fare intagli spericolati all'inizio e che le venature del legno si vedranno parecchio, per attenuarle un po' potete passare delle carta vetro finissima nella stessa direzione delle venature del legno (passandola contro le venature queste si noteranno ancora di più!).

Ecco adesso avete tutto il materiale e non vi resta che cominciare con la vostra prima stampa! Magari provate con qualcosa di monocromo e con due massimo tre blocchi e poi ditemi se non vi siete innamorati.

Per gli acquisti, a lato nei link trovate sia Intaglio Prinmakers che McClains. Come potete vedere da voi il catalogo di McClains rispetto a Intaglio ha prezzi decisamente più accessibili, ma considerate sia il trasporto che è leggermente più caro (America contro Inghilterra) che soprattutto i dazi doganali (in genere intorno al 20% sul totale dell'ordine) che vi toccherà pagare al corriere al ritiro della merce. Io a parte dei bellissimi pennelli che ho trovato solo su McClains e il legno Shina 9 mm, per il resto compro sempre da Intaglio.

Oppure come dice Paul, la cosa migliore è conoscere qualcuno che abita o si reca spesso in Giappone e allora il problema è risolto : )

21 luglio 2011

strumenti: i coltelli

Questa settimana è volata e visto che non ho ancora niente di nuovo da farvi vedere (aspetto legno, carta e pennelli per provare la sfumatura bokashi che ci ha fatto vedere Wuon Gean anzi sarà meglio che inizi ad arrivare un po' di robetta prima del weekend che sto iniziando a fremereeeeeeeeeeee!) eccovi un altro noiosissimo post sugli strumenti,  consolatevi sarà il penultimo, poi rimane solo quello sui baren.
Però vi avviso post leggermente chilometrico... preparatevi!

Cominciamo dal coltello senza altro più importante e caratteristico, l'hangito tipico della xilografia giapponese e assolutamente assente nelle tecniche tradizionali europee:


Questo coltello si impugna in modo completamente diverso da tutti gli altri e si adopera di conseguenza diversamente. Innanzitutto non è uno strumento "simmetrico", e la lama ha forma diversa a seconda che si sia mancini o destrorsi. Ecco dei particolari delle lame che forse aiutano a capire meglio:



L'hangito si utilizza con il lato inclinato della lama verso la parte del disegno che non si vuole asportare, facendo scorrere la lama verso di sè. Una volta fatti tutti i contorni, si gira il blocco e tenendo il polso più inclinato si asporta un ricciolo di legno. In questo modo abbiamo creato un solco tra la parte del blocco che dobbiamo tenere e quella che andrà eliminata.
E' molto più facile fare sempre lo stesso movimento della mano e girare il blocco per cambiare l'inclinazione delle linee, ma gli intagliatori esperti tengono il blocco fermo e spostano l'inclinazione del polso.
Il nastro nero che avvolge il manico è stato aggiunto da me per facilitare la presa visto che è uno strumento che va adoperato con una certa forza: ho usato il nastro che si usa per i manici delle racchette da tennis che è morbido e rende l'impugnatura molto comoda e si utilizza senza colla di modo da poterlo togliere senza avere un manico di legno tutto appiccicoso.







Secondo per ordine di importanza è l'aisuki:


coltello piatto molto simile ad uno scalpello tradizionale ma affilato solo da un lato: tradizionalmente l'aisuki viene utilizzato per asportare tutto il legno inutile dopo aver fatto i contorni con l'hangito. Si utilizza con la parte arrotondata in basso e si impugna come le sgorbie tradizionali. 

Ultimi ci sono i Komasuki e Sankakuto rispettivamente sgorbie a U e V:


Corrispondono alle nostre sgorbie tradizionali, il Sankakuto in particolare infatti è di importazione occidentale  e non era presente tra i coltelli tradizionali giapponesi.

Comunque i più usati senz'altro sono l'hangito e l'aisuki; molti intagliatori non utilizzano né sankakuto né komasuki (oltre ovviamente al Kentonomi). 

Questa foto dovrebbe aiutare meglio a capire i diversi segni che creano i coltelli (ho colorato la tavoletta di azzurro al solo scopo di fare vedere meglio i segni):


Ed infine il kentonomi:


come suggerisce il nome questo strumento si utilizza esclusivamente per incidere i riferimenti del kento sui blocchi di legno.
Il nome kento deriva dalla particolarità del segno a "L", che viene inciso per creare il riferimento di dove poggiare la carta, la stessa forma delle chiavi dei templi antichi che erano fatte a forma di L e si chiamavano appunto kento.
Io fin'ora avevo utilizzato un meno ortodosso kento esterno (kentoban), poi a Montefiore ho provato ad utilizzare il sistema tradizionale che mi è piaciuto molto, da qui il mio nuovo folle acquisto.

Indispensabile è una pietra per affilare, io preferisco le tradizionali wet-stone giapponesi, con cui mi trovavo già molto bene per affilare i coltelli della cucina : ) Come dice il nome queste "pietre" (in realtà sono blocchi in ceramica) si utilizzano bagnate, in genere dopo averle tenute in acqua per una mezz'oretta. Quando ci si prepara per l'intaglio conviene mettere a bagno la pietra e tenerla a mollo per tutto il tempo, se si tratta di un lavoro lungo ogni tanto sarà bene utilizzarla per dare un'affilatina.
A differenza delle sgorbie tradizionali di acciaio temperato, gli utensili giapponesi sono in metallo più morbido e teoricamente molto facili da affilare, comunque al momento io trovo ancora particolarmente ardua l'operazione di affilatura, speriamo che con il tempo e con la pratica arrivi un po' di manualità.


Dei buoni coltelli giapponesi durano praticamente una vita, ma nel caso in cui le lame fossero troppo usurate sarà possibile sostituire solo quelle recuperando il manico, infatti un'altra particolarità degli strumenti tradizionali giapponesi è la struttura modulare:



La lama come si vede si può separare dal manico, ed è infatti possibile acquistarla come ricambio (in verità mi hanno detto che nei negozi appositi a Tokyo in genere in mostra ci sono proprio solo le lame ed eventualmente il manico si aggiunge al momento dell'acquisto) anche se in molti sostengono che con buoni coltelli sono necessarie davvero tantissime affilature prima che lame del genere di usurino completamente.


Ad ogni modo per cominciare vanno benissimo dei set economici, questo è quello con cui ho iniziato io e contiene un hangito, un aisuki/kento, due komasuki ed un sankakuto e costa poco più di una decina di euro.


Buon intaglio a tutti!